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 POESIE DELLA CITTA'

  

 

 

 

 

 

 

 

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POESIE DELLA CITTA’

 

Il volume, presentato al  Salone dell' editoria dell' impegno a Grottaferrata e di recente al Salone dell'editoria sociale di Roma, mette a confronto le poesie di un adulto con Sindrome di Asperger e una serie di immagini che raccontano momenti del disagio nelle periferie di Roma. Questo racconto ci guida lungo le vie consolari sino ad un quartiere difficile come Tor Bella Monaca. La dolorosa introspezione del giovane entra così in dialogo con i molteplici aspetti di una metropoli: strade ed edifici segnati dalle difficoltà, migranti in fuga, volti di disabili che chiedono diritti e aspirano ad una personale felicità. Sono le mille fragilità che per fretta, egoismo o crudeltà, non riusciamo e vedere.
Dopo il saluto di Gian Mario Gillio, direttore di Confronti, un commento partecipe di Cecilia D' Elia, assessore alle Politiche Culturali della Provincia di Roma, apre una serie di contributi che accompagnano le foto e i versi.
In un breve saggio,corredato di molti dati, Augusto Battaglia fornisce un quadro analitico delle vecchie e nuove forme del disagio. In un'intervento dedicato alle poesie, Simonetta Salacone riflette sul ruolo della scuola per favorire l' integrazione dei giovani più fragili. In un testo, curato da Laura Imbimbo e Adina Adami, i giovani del gruppo Asperger esprimono in poche, fulminee frasi il loro rapporto con il libro, ma anche con la realtà.
Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, sottolinea poi l' empatia suscitata dal volume e ci invita ad uno sguardo più umano su persone e cose. Anna Maria Torroncelli evoca con sensibilità e rigore professionale gli stimoli che la lettura apre nell' animo dei giovani. Infine, Riccardo Pieroni ci racconta la fotografia come sguardo "altro" sulla realtà.
Il libro ha iniziato  il proprio cammino con iniziative nelle scuole, nelle associazioni e presso i centri culturali. Di recente è stato presentato anche presso la libreria Rinascita.

Kapuscinski in una delle sue conversazioni, poi pubblicate in un libro dal titolo: “Autoritratto di un reporter”, diceva: “Scrivo dal vivo” … “Descrivo un mondo che realmente esiste”.
Vedete, da 25 anni a questa parte, io sono un educatore, lavoro con i disabili nella periferie di Roma e vi posso assicurare che in questo mondo che realmente esiste, ma che purtroppo si vede poco ed è nascosto tra le pieghe urbane, ci sto dentro fino al collo.
Ecco questa è stata la scintilla, questo è ciò che ha fatto e fa muovere la mia ricerca fotografica e sociale, e naturalmente, da questa influenza nasce l’idea di iniziare a raccontare le storie a cui sono andato incontro e quelle che mi hanno attraversato: c’è sempre una reciprocità nell’incontro con l’altro (anche nell’assenza. Scriveva Pannikar nel suo libro “La dimora della saggezza”: solo dal silenzio, quindi da un’assenza, che nascono le parole e quindi la presenza). Per cui ho iniziato un vero e proprio viaggio, che come tutti i viaggi che si rispettano, non si sa quello che succederà, che cosa e chi incontreremo e quale sarà la nostra reazione, il nostro spostamento di visuale e di cambiamento che avviene ad ogni tappa. Viaggiare, dunque accogliendo tutti i rischi, in questo mondo apparentemente invisibile, ma che veramente esiste, alla ricerca di presenze per raccontarle.
In particolare, le foto che appaiono in questo libro, che fanno parte di un lavoro di ricerca più ampio, sono frutto di tanto camminare e soprattutto tanto “stare” nelle situazioni. Il percorso urbano descritto, che da Campo Boario, nel quartiere di Testaccio a Roma (foto di apertura del libro) si snoda lungo la Casilina e la Prenestina fino ad arrivare a Tor Bella Monaca, entra proprio dentro questo pezzo di città e dentro le storie e le persone che ho incontrato. Marco è uno di questi incontri e le sue poesie (straordinarie), i suoi pensieri, nel suo girovagare per Roma, si sono intrecciate alle immagini ed insieme hanno moltiplicato il loro potenziale evocativo dando vita a questo progetto, a questo racconto della città. Un racconto che racchiude storie diverse.
Scriveva ancora Kapuscinski nel suo libro “L’Altro”, citando i filosofi del dialogo: Levinas, Buber e il sacerdote Jozef Tischner, che ogni incontro è un evento, e l’altro che abbiamo di fronte non è un soggetto solo da vedere, da fotografare, ma si inserisce nella nostra esperienza e noi ne usciamo trasformati: io sostengo, più ricchi. Però questo ci richiede impegno. Giocando, metaforicamente, con la terminologia fotografica, innanzitutto dobbiamo essere consapevoli che stiamo lavorando con materiale particolarmente sensibile (il “materiale” umano), dobbiamo lavorare sull’apertura, sui tempi (fare l’educatore per esempio significa lavorare in “posaB”, cioè tempi lunghi di esposizione) e nel contesto, fare i conti con quello che c’è. Dobbiamo lavorare duro con l’esposizione: dobbiamo esporci perché è un incontro a viso aperto (non ci si trucca) e, per continuare con la metafora, questa immagine latente, che molto probabilmente rappresenta la nostra idea che abbiamo del mondo e quindi dell’altro (non dimentichiamo che per l’altro, l’altro sono io), piano piano bisogna farla apparire, con i giusti reagenti, che io chiamo la relazione (perché è reazione che ne provoca, a sua volta, altre), affinché possa rivelarsi in tutti i suoi particolari, per ottenere alla fine del processo, lo sviluppo di un qualcosa di nuovo (che prima sembrava non esserci). In questo libro le fotografie “reagite” con le poesie danno vita ad immagini che raccontano le storie di questi incontri ma anche ciò che nel libro non appare, quello che sta fuori il campo di ripresa, compreso noi. Non solo, questo è un processo in continuo movimento: le storie non sono storie definite una volta per tutte, sono storie che rimangono aperte, che continuano a vivere oltre e fuori la foto e le poesie. Ecco perché il lettore di questo libro è un protagonista anche lui in questo continuum, viene a far parte di questa relazione ed è chiamato a metterci qualcosa di suo, ad esporsi anche lui, perché anche lui fa parte di questo mondo che realmente esiste. Questo è lo scopo del libro. È un libro di incontri e di relazioni che ci vuol dire con chiarezza che il mondo che realmente esiste è fatto da tutti, nessuno escluso.
 

POESIE DELLA CITTA’
di Marco Brancia e
Rocco Luigi Mangiavillano
Edizioni Com Nuovi Tempi

Chi è interessato può rivolgersi alla redazione di Confronti: tel. 064820503 - Via Firenze 38, 00184 Roma

oppure

Libreria Rinascita, via Savoia 30 Roma

 

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